La prefazione di Vincenzo Mollica

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Fonte foto: Flickr

Vincenzo Mollica conosce Fabiola Maria Bertinotti da quando era una ventenne alle prime armi con il mondo della comunicazione. Nel tempo, ha contribuito e apprezzato la crescita di Fabiola come professionista e come donna. Ecco perché scrive la prefazione e dedica una poesia, “La Speranza” che ben si addice al contenuto del libro.

Prefazione tratta da "SEGREGATA - Una madre contro il coronavirus"

Di Vincenzo Mollica

Mi ha colpito profondamente sentire Fabiola raccontare al telefono il ventaglio di emozioni che hanno puntellato la sua drammatica esperienza indotta dal coronavirus. L’avevo sentita parlare di cinema centinaia di volte, ma ora le luci erano accese su un palcoscenico completamente diverso: quello della sua esistenza.

Il 7 marzo 2020, Fabiola contrae il coronavirus e trascorre quaranta giorni “segregata” in camera da letto per non contagiare il figlio Jaya affetto da distrofia facio-scapolo-omerale (FSHD) e i suoi anziani genitori, entrambi categorie di persone ad alto rischio. Reclusa nella sua stanza e minimizzando per quanto possibile la sua situazione con i familiari per non farli preoccupare, Fabiola affronta tutti gli stadi di sofferenza del coronavirus. Grazie al Cielo non arriva al passo estremo dell’insufficienza respiratoria, ma è sempre in bilico, sopportando per giorni una febbre superiore ai quaranta gradi; una febbre a cui gli antipiretici fanno il solletico.

Fabiola ha una fede profonda che la sostiene durante tutti questi passaggi: prega tanto per il figlio e i familiari, prega per le autoambulanze che passano sotto la sua finestra, per medici e infermieri, per i cassieri dei supermercati e per i volontari della Croce Rossa e della Protezione Civile, per tutti i sofferenti e le famiglie italiane; alla fine, però, prega anche per se stessa.

E poi arriva il momento della svolta. La febbre scende senza uso di antipiretici. Fabiola è presa da un impeto di gratitudine e scrive un libro per dare sfogo alla sua esperienza, al suo tormento fisico e psicologico. Soprattutto, Fabiola scrive in segno di gratitudine per la salute ritrovata e perché vuole restituire questo dono al mondo, specialmente alle categorie più fragili. Alle mamme Covid-positive dell’ospedale di Monza perché la “vita” prevalga sulla “morte”, e al gruppo giovani della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) affinché, con le loro belle menti, studino un progetto nazionale di “Vita Indipendente” per costruire un futuro di autonomia per chi vive con una malattia invalidante.

Fabiola ha una vita internazionale alle spalle: una famiglia italo-francese e un bilinguismo in inglese nato dalla sua permanenza per oltre trent’anni a capo della comunicazione della Disney in Italia. “Segregata – Una madre contro il coronavirus” sarà tradotto per altri Paesi: per portare la Speranza e un desiderio di riscossa morale basato su valori umani apparentemente sopiti ma fondamentali per la società: la solidarietà, la famiglia, il bene comune, l’onestà.

Questo pensiero rivoluzionario funziona come uno spartiacque: segna un “prima” e un “dopo” il coronavirus. Parte dalle pareti bianche della stanza, dove Fabiola resta per quaranta giorni di malattia, fino ad espandersi virtualmente al resto del mondo, accompagnandosi a riflessioni economiche, politiche e sociali.

Quando ho sentito Fabiola, ricordo il suo entusiasmo per il fatto che il libro avrà una finalità di beneficenza, “senza che un euro passi per le mie mani”. Sarebbero soldi macchiati di sangue, mi ha detto, del sangue di migliaia di persone. Invece, Fabiola ha un sogno: dare speranza. “Ciò che il male separa, il Bene unisce”, spiega. Ecco perché il guadagno di Fabiola sarà centuplicato dalla gioia di poter dare motivo di speranza a categorie fragili, come le mamme positive al COVID-19 e il progetto di indipendenza dei giovani affetti da distrofia muscolare. 

Fabiola è una persona speciale. La conosco da sempre. Come me, ha lavorato per tutta la vita nel mondo del Cinema e della Comunicazione. É stata per trent’anni responsabile della Comunicazione di The Walt Disney Company Italia, ma, fin da “piccola” (è entrata in Disney a vent’anni e io l’ho conosciuta che ne aveva ventiquattro), Fabiola ha inventato un mondo nuovo di raccontare il mondo Disney. Non è mai stata un ufficio stampa tradizionale. Fabiola era come uno storico che si prende la briga di raccontare i Classici del cinema in modo nuovo, cogliendone i valori essenziali, fondamentali. Quei valori costituivano l’architrave di “quel” mondo originale inventato da Walt Disney. La parola “marketing” suonava impropria e inadeguata al modo che Fabiola aveva di comunicare i film; Fabiola comunicava l’Arte perché questo rifletteva il suo animo gentile e appassionato.

Ricordo che ogni qual volta usciva un classico Disney in videocassetta, dvd o qualsiasi nuovo formato alla ribalta in trent’anni di vita professionale, Fabiola si inventava dei dossier di approfondimento sugli aspetti artistici, storici e psicologici dei vari film e dei loro protagonisti. Spero che un giorno Fabiola pubblichi tutti questi bei lavori che uscivano dalle sue mani, dal suo approfondimento personale e dal suo cuore. É come se Fabiola regalasse agli italiani, ai giornalisti mio caso, una “prospettiva mancante”, perché tutti conoscevano i film Disney, ma nessuno (o pochissimi) avevano mai pensato di guardarli da “quella” prospettiva, più psicologica e più umana.

Fabiola ha messo sempre una grande passione in tutto ciò che faceva e combinava. Al punto di diventare ai miei occhi una “madre coraggio” per come ha affrontato la storia dell’adozione di suo figlio, una storia che è un vero e proprio romanzo, avventuroso e commovente insieme.

Quando è arrivato il coronavirus, non l’ha risparmiata. Con la sua forza, Fabiola l’ha combattuto ed è sopravvissuta. Ha sentito il respiro della morte ma è riuscita ad allontanarlo da sé, in modo leggero, quasi soave, senza destare troppa preoccupazione nei familiari. Paura e verità le hanno fatto compagnia in quei momenti che lei ricorderà fra i più difficili della sua vita. I più difficili sia per lei sia per tutti noi, perché il coronavirus taglia la vita in due: c’è un “prima” e un “dopo” poiché cambia e stravolge la vita delle persone. È un’esperienza radicale, e niente sarà più come prima una volta che l’hai attraversata.

In tutto questo, c’è una parola che acquista un valore sempre più forte ad ogni ora che passa durante questa pandemia. È la parola SPERANZA.

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